Mai avuto voglia di studiare. Avrò letto due o tre libri nella mia vita. Due per la precisione. Ma uno non l’ho finito. L’altro è l’elenco del telefono. Ogni tanto me lo rileggo prima di addormentarmi. Mi piacciono tutti quei nomi di gente.

Tiziano Scavi, (Dellamorte Dellamore)



Cosa ci fa Dylan Dog  a Bellano? Perché l’indagatore dell’incubo ha parcheggiato il suo Maggiolone nero in Piazza San Giorgio ed ora è lì sulla scalinata di San Nicolao con un revolver in mano? Sinceramente non lo so e non lo voglio sapere. Se proprio desiderate una risposta chiedetelo a Jacopo Ghislanzoni. E’ lui l’artefice di questa Bellano in noir, che vive di ombre e di tinte fosche. L’operazione è rischiosa, la ricetta pirotecnica: prendi tutte le cartoline possibili e immaginabili della Bellano che… “ti mando tanti saluti”, aggiungici Sigismondo Boldoni e Tommaso Grossi, l’Orrido e la Casa del Diavolo, Via Manzoni e quel che resta del Cotonificio Cantoni, quanto basta di Giancarlo Vitali, un pizzico di Andrea Vitali ed un niente, dicasi un niente, di nero (di seppia?); mescola il tutto e dopo il tempo che ci vuole, mettici gli incubi suggeriti da un lago in notturna e qualche segreto, evocato magari dalle ombre della sconsacrata chiesa di San Nicolao, ed ecco fatto. Il piatto tende all’horror e che di mezzo ci siano anche Dale Cooper, Laura Palmer ed i loro segreti non è più una sorpresa. Persino il rubizzo Vittorio, creatura dipinta e non solo, di Giancarlo Vitali, sembra aver perso la sua paciosità, dietro il fumo dell’eterna sigaretta.



Sogni di sangue
Arte o grafica? Pittura o racconto? Misteri o vaneggiamenti? Fate voi. La Bellano di Jacopo Ghislanzoni vive di terra bruciata e di qualche spruzzata di rosso sangue. Gli incubi, si sa, appartengono ai sogni e qui il sogno si mescola con la realtà, persino il tramonto da cui tutto ha origine rimanda ad orride presenze. Ed il Duilio Nogara si trova a dividere il foglio di carta con un teschio per nulla tranquillizzante. Ma cominciamo da quello che qui, in questa mostra (se vogliamo azzardare, un improprio ma quanto mai appropriato femminile di mostro) non c’è. Non c’è il lago verdeazzurro, il lago tranquillizzante di una romantica uscita in barca; non c’è il verdenatura delle montagne, che il lago sovrastano, e quanto alla luce del sole neanche a parlarne; persino il grigio delle tetre giornate di un bel novembre, di quelli che piove sempre, sarebbe più tranquillizzante. I “Saluti da Bellano” bisogna scordarseli, anche perché in queste tavole i turisti non compaiono. Presenze diurne, hanno lasciato il posto al nero del nulla ed al rosso schizzato di qualche empia liturgia.




Dellamorte Dellamore
Si facciano pure tutti gli scongiuri di questo mondo, ma devo insistere su certi tasti del nostro pianoforte. Suoni quanto mai ossianici, dunque, per quel nero che è, da tradizione, il colore della morte. Un tempo gli abiti talari destinati alle liturgie funebri insistevano su questa tonalità e non bastavano i fregi d’oro a mitigarne l’effetto. Ma c’è qualcosa di peggio del trapasso finale ed è la paura della fine imminente, quel sottile interstizio tra l’esistenza e la sua negazione entro il quale si generano gli incubi peggiori. E’ il terreno in cui si muove Dylan Dog nei suoi sogni di carta, ma non c’è incubo peggiore della realtà e Sigismondo Boldoni lo sperimentò sulla sua pelle: “Ogni campo è stato devastato con ostile furore, tutte le case furono saccheggiate, gli abitanti battuti… tutto fu insudiciato. Un puzzo terribile, e simile alla loro crudeltà, è nelle strade, nei crocicchi, nelle case… Nulla è sicuro… non so che sarà di me”. Sono parole che restituiscono tridimensionalmente il terrore. Loro, i crudeli, sono i Lanzichenecchi, che “improvvisamente piombarono sul nostro paese” ovvero su Bellano. Anche da questa storia, nascono le storie di Jacopo Ghislanzoni, le sue ombre tra le case di Bellano, i suoi squarci di nero tra le insistite evocazioni di paure latenti. E l’amore? Tommaso Grossi provò a raccontarlo ma quello di Marco Visconti per Bice del Balzo nacque male e finì peggio. La donzella morì di dolore e paura, giusto per rimanere in tema, e non è colpa mia se Tommaso Grossi è di Bellano.



Apocalisse
Il Cotonificio Cantoni si staglia ambiguo. Alcune sue finestre sono illuminate e non è un buon segno. C’è una ragazza che gira con un vaso di fiori in mano ed il suo sguardo non è rassicurante. Persino il platano che sovrasta una cabina telefonica risulta spettrale. Il miracolo atteso in quel di Lezzeno sembra di là da venire ed il Circolo Lavoratori è chiuso. In questa notte niente briscola, la posta in gioco è ben altra.



Non è successo niente
Le storie più crudeli, per i lettori, sono quelle che non finiscono. E questa storia non ha una fine per il semplice fatto che non ha un inizio. Quando di mezzo c’è Dylan Dog i parametri saltano e le conseguenze sono imprevedibili. I brutti ceffi che gironzolano nel deserto notturno sono troppo brutti per essere veri. Anche la panchina di Andrea Vitali è vuota, non c’è niente di buono da raccontare. Del resto cosa è successo? Niente o tutto, vai a sapere.

Gianfranco Colombo